a cura di Mattia Merlo
Questa pagina non vende niente. Ti porta da "ho sentito parlare di ChatGPT" a capire davvero cos'è l'intelligenza artificiale, dove può alleggerirti il lavoro, e cosa farne da domani mattina. Giocando: qui dentro gli esperimenti li fai tu.
Cominciamo(10 minuti di lettura, il doppio se giochi tutto. Niente email da lasciare. Niente webinar alla fine. Giuro.)
Hai fretta? Gli snodi: cos'è · la regola n.1 · la ricetta · il glossario · le due strade
Quante ore le hai passate a fare cose che richiedevano davvero il tuo cervello? E quante a riscrivere la stessa mail, riformattare lo stesso documento, riassumere la stessa riunione?
Ecco. Il tuo lavoro ha due anime. La parte in cui decidi, crei, convinci: quella per cui ti pagano. E la parte in cui sposti testo da una parte all'altra: quella che ti ruba le giornate.
Una settimana da 40 ore, vista da vicino. Le proporzioni variano da mestiere a mestiere. Il punto no.
L'AI serve prima di tutto a una cosa: restituirti le ore arancioni.
Per usarle in quelle scure. Tutto il resto (i robot, la coscienza, il futuro dell'umanità) è una conversazione interessante da fare al bar. Qui parliamo del tuo martedì pomeriggio.
Tre frasi, tre buchi. Scegli la parola che ti suona più naturale.
Adesso te lo posso dire senza che suoni astratto: un'AI generativa è la tastiera del telefono, sotto steroidi.
La tastiera ti suggerisce la parola dopo avendo letto i tuoi messaggi. L'AI concatena migliaia di parole avendo letto una fetta enorme di tutto quello che l'umanità ha scritto. Si chiama modello linguistico: una macchina che continua il testo nel modo più plausibile.
Hai notato che riprovando la continuazione cambia? Non c'è una risposta giusta archiviata da qualche parte: ogni volta ricalcola la strada più probabile, e quando due strade sono quasi pari a volte prende l'una, a volte l'altra. Per questo due persone che fanno la stessa domanda ottengono risposte diverse.
Le parole, l'AI, nemmeno le vede.
Prima di lavorarci, il testo viene spezzato in pezzetti (si chiamano token) e ogni pezzetto diventa un numero. "Gentile cliente, purtroppo" per l'AI è più o meno questo:
Numeri illustrativi, concetto esatto: là sotto è tutta matematica travestita da conversazione. Quando sembra che "capisca", sta facendo statistica a una scala difficile da immaginare.
Plausibile non significa vero.
Tre richieste alla stessa macchina, stesso tono sicuro. Una delle tre è una trappola: prova a indovinare quale, poi aprile tutte.
Trasformatore di testi, non fonte di verità.
Dandole materiale da lavorare (i tuoi appunti, il tuo documento, la tua mail), farà faville. Chiedile fatti che non le hai dato, e a volte risponderà comunque. Plausibilmente. Con la stessa faccia sicura.
Le versioni recenti possono cercare sul web e citare fonti vere, e migliorano in continuazione. Ma la natura della macchina resta quella: se non ha il dato, lo costruisce. Il riflesso di verificare resta tuo.
In ufficio è appena arrivato un collega bravissimo, ma è il suo primo giorno. Sa scrivere, sa sintetizzare, sa ragionare. Non sa niente di te, della tua azienda, del tuo cliente.
Se gli dici "scrivimi un post", ti consegna fuffa. Non per scarsità: per mancanza di informazioni. Con l'AI funziona uguale identico. La differenza tra un output mediocre e uno buono quasi mai sta nel tool: sta in quanto contesto le hai dato.
Un buon brief ha quattro pezzi. Gli stessi che daresti a un collega:
Se sai spiegare un compito a un collega, sai già usare un'AI. È questa la competenza, altro che programmazione.
I più scafati si scrivono il proprio contesto una volta sola (chi sono, cosa faccio, come scrivo) e, tramite diversi metodi, lo forniscono all'AI in automatico ogni volta che la usano: pochi minuti di investimento, qualità che sale per sempre. I famosi "agenti personalizzati"? Sotto sotto, quasi sempre questo.
E la prima risposta? È una bozza, non un verdetto: chiedine cinque versioni, costa zero, e da qualche parte nel mucchio esce l'angolazione che non avevi visto.
L'AI vale quanto il brief che le dai.
Output mediocre? Quasi sempre è un brief mediocre. (E la pigrizia di fermarsi alla prima risposta è il motivo numero uno per cui in giro si dice "l'AI scrive male".) La buona notizia: fare un brief è una competenza che hai già.
Generare informazioni, trasformarle, analizzarle. Mail, report, preventivi, presentazioni, riunioni, decisioni: tutto rientra qui. È la mappa che uso per capire dove l'AI entra nel lavoro di qualcuno.
Produrre testo che prima non c'era: la mail, la bozza di offerta, la scaletta della presentazione.
Cambiare forma a ciò che esiste: dal transcript al verbale, dagli appunti alla mail formale, da italiano a inglese.
Estrarre senso da troppa roba: 40 CV, un contratto di 60 pagine, sei mesi di feedback clienti.
Occhio, però: quasi mai un task è un gesto solo. Una mail vera è generare più trasformare; leggere 40 CV finisce in un report da scrivere. Il lavoro è fatto di pezzi che si mescolano, e la mappa serve proprio a vederli.
Adesso parliamo di te. Cosa c'è nella tua settimana tipo?
Seleziona quello che ti riguarda: la pagina costruisce la tua mappa, con esempi concreti, limiti compresi. E alla fine, il conto.
Tre cose che restano tue.
E va benissimo così.
L'AI prepara opzioni, non sceglie per te. Quando sembra che scelga, sta facendo la media di quello che farebbero gli altri. E il lavoro fatto bene raramente è nella media.
"L'ha scritto l'AI" non è una difesa legittima: vale quanto "l'ha scritto lo stagista". Quello che esce con la tua firma è comunque tuo: rileggere non è un optional, è il mestiere.
Il tono, le opinioni, il modo in cui dici le cose. È il motivo per cui i clienti scelgono te e non il concorrente. Che, peraltro, usa la stessa AI.
Il valore del tuo lavoro non era nel digitare. Era qui. L'AI, paradossalmente, lo rende solo più visibile.
Davanti alla casella di testo vuota trattiamo l'AI come un motore di ricerca: domandina secca, rispostina mediocre. Lo facciamo tutti, all'inizio.
Prova a ribaltare. Immagina uno stagista silenzioso: gli rovesci addosso dieci minuti di pensieri in disordine, a voce, e lui non ti interrompe mai. Alla fine ti restituisce tutto in ordine: punti chiave, decisioni, prossimi passi.
Se non ti torna utile, hai perso 5 minuti. Se ti torna utile, hai appena capito dell'AI più di quanto insegni la maggior parte dei post che leggi in giro.
Le senti nei post, nelle call, ai pranzi di lavoro. Clicca le carte: da domani il rumore lo filtri da solo.
La parte difficile dell'AI non è tecnica, è umana.
I tool si imparano in fretta. Cambiare il modo in cui una persona, o un team, lavora da anni: quello è il lavoro vero. Ed è lì che le cose riescono o si arenano.
Le versioni gratuite di ChatGPT, Claude e Gemini bastano per tutto quello che hai visto qui dentro.
Circa: la forchetta dipende da quanto la usi. Il confronto giusto è col tuo costo orario: se ti restituisce abbastanza ore al mese, si è già pagata.
Guardare i tuoi processi e sistemarli. È l'unico pezzo che non si compra, ed è quello che fa la differenza.
Non comprare un corso, non adesso. Prima prova in prima persona: è gratis e ti dice di più su cosa ti serve davvero.
Se questa strada ti basta, questa pagina ha già fatto il suo lavoro. Davvero.
Trovo le attività del tuo team che l'AI può alleggerire e le ripensiamo insieme. Parto da come lavorate già, isolo i pezzi che si possono ripensare, e li riscriviamo insieme: l'AI sta dentro al processo nuovo, dove serve davvero.
Dal 2023 l'ho fatto con team di ricerca scientifica, agenzie di comunicazione e digital, PMI del settore regolatorio, scuole di business, tour operator, organizzatori di eventi e tante altre tipologie di aziende.
Lavoro con team disposti a guardare i propri processi e ammettere che alcuni vanno ribaltati.
Mi trovi su mattiamerlo.com e su LinkedIn.
Una cosa sola, qualunque strada prendi: non aspettare di "capire tutto" prima di iniziare. Tra 3 minuti e mezzo esce comunque qualcosa di nuovo. Si parte da un task vero, si prova, si aggiusta. Il resto arriva.